Il governo di destra Berlusconi le fa talmente grosse che stavolta si trova contro anche Gianfranco Fini, “eterno delfino” di Silvio Berlusconi e accidentalmente anche presidente della Camera. Se il governo deciderà di porre la fiducia sulla Finanziaria all’esame della Camera «ci troveremo in presenza di una situazione non soltanto anomala ma anche politicamente deprecabile», è sbottato Fini, accogliendo con parole piuttosto perentorie, le proteste delle opposizioni in apertura di seduta per quanto sta accadendo nella gestione dell’iter parlamentare della finanziaria da parte del Governo: una situazione «anomale» e che rischia di diventare «politicamente deprecabile», dice il Presidente della Camera rispondendo dallo scranno più alto di Montecitorio alle opposizioni. «A prescindere dalle considerazioni sul merito, che non spettano alla presidenza della Camera – è costretto a precisare Fini – il fatto che la commissione Bilancio abbia approvato senza alcun emendamento il testo presentato dal governo rappresenta un’anomalia rispetto alla prassi. Un’anomalia che, come hanno rilevato gli esponenti dell’opposizione, non contrasta con i Regolamenti, ma che deve tuttavia essere oggetto di valutazione, soprattutto perché qualora il Governo ponesse, legittimamente, la questione di fiducia, ci troveremmo in presenza di una situazione anomala e politicamente deprecabile, perché si toglie al Parlamento, in questo caso alla Camera, il diritto-dovere di discutere».

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=80639

Non è bastato l’intervento dei Vigili del fuoco, dei carabinieri, della polizia e degli operatori del 118, per salvare Michele Preziosi, morto a 46 anni, mentre lavorava in una cantina di Minervino Murge, in provincia di Bari.Nella cisterna dove fermentava il mosto c’erano caduti in due, lui ed un suo collega, il 24enne Gregory Foti. Una conduttura si era intasata e loro, per cercare di ripararla, si erano affacciati in cima alla cisterna. Michele è caduto per primo, Gregory è finito dentro per cercare di soccorrerlo. Le esalazioni del vino li hanno completamente storditi ma entrambi continuavano a rispondere alle voci dei soccorritori che dall’alto cercavano di tenerli svegli. Sono riusciti anche a tirarli fuori, hanno provato a rianimarli, ma poi Michele ha perso conoscenza. Ed è morto di domenica, al lavoro.La vittima, sposata e padre di tre figli, era socio della cooperativa vinicola di Minervino Murge dove stava lavorando. Ora, i carabinieri del Sis (sezione investigazioni scientifiche) e dei Nas (Nucleo antisofisticazioni) stanno cercando di accertare la dinamica e le cause della sua morte.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=80519

Innumerevoli fili legano Felix Mendelssohn Bartholdy a Kurt Masur, invitato, domani, da Santa Cecilia, a dirigere l’oratorio «Elias», per aprire le celebrazioni mendelssohniane, in occasione del secondo centenario della nascita del grande compositore(1809-2009). Ma il principale è costituito dalla comune residenza musicale a Lipsia (la città di Bach, Wagner, Schumann, oltre che di Mendelssohn) dove Mendelssohn visse per buona parte della sua brevissima vita – consumata in soli trentasei anni, ma lasciando un’eredità musicale pari a quella dei più grandi geni dell’umanità – dove fondò il Conservatorio e scrisse anche l’Elias (1845); la stessa Lipsia dove Masur, undicesimo successore di Mendelssohn, come direttore dell’Orchestra del Gewandhaus – affidata ora al nostro Riccardo Chailly – ha guidato ininterrottamente la celebre istituzione per un quarto di secolo, a partire dal 1970, diventando figura di riferimento anche civile, oltre che musicale per l’intera città, e dove ha creato e guida tuttora una fondazione dedita allo studio e alla diffusione dell’opera di Felix Mendelssohn; e che, infine, del celebre oratorio che si accinge a presentare a Roma, ha già consegnato una registrazione discografica considerata «di riferimento».E, infatti, a Lipsia, dove morì nel 1847, e non altrove – come Berlino ad esempio che ospitò la storica riscoperta della «Passione secondo Matteo» di Bach, ad opera del ventenne Mendelssohn – in un edificio neoclassico al n.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=302909

di Rino Gattuso

Se guardo alla mia carriera calcistica, il pensiero corre veloce alla prima immagine, nitida, di un ragazzino innamorato pazzo del pallone e capace di ogni monelleria pur di riuscire in quel gioco avvincente. Mettevo a rischio la buona riuscita negli studi per inseguire una palla, sfidavo l’ira dei miei genitori tornando a casa con qualche graffio in testa per completare una sfida con i miei coetanei in qualche slargo a Schiavonea, il mio paese in Calabria.
È stata la passione la grande spinta che mi ha fatto accettare il trasferimento prima a Perugia e poi in Scozia, a Glasgow, in un Paese di cui ignoravo la lingua oltre che le difficoltà legate al clima: a quell’età è duro allontanarsi dalla famiglia, dagli amici, dalle proprie radici. Io ce l’ho fatta.

E quando mi è capitato, a Berlino, in una notte magica dell’estate del 2006, di riuscire nell’impresa storica di accarezzare la coppa del mondo, ho promesso a me stesso che non sarei cambiato. Che sarei rimasto Rino, come mi chiamano tutti in famiglia o Ringhio, come fanno i tifosi del Milan e della Nazionale in giro per il mondo. Non sono cambiato perché ho sempre tenuto a mente il mio passato e non ho mai dimenticato le mie qualità che sono particolari: non le ho ricevute in dono dalla natura, me le sono conquistate sui campi impolverati della provincia con la forza della volontà, con l’assiduità negli allenamenti e lo ho coltivate con estrema determinazione, tutti i giorni.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=302940