Sei soldati italiani sono rimasti feriti lievemente in un attentato avvenuto nei pressi dell’aeroporto di Herat, nell’Afghanistan occidentale. Il kamikaze si è fatto esplodere al passaggio di un convoglio militare dell’Isaf, la forza internazionale sotto comando Nato, in cui sono inquadrate le truppe italiane. I cinque feriti, subito soccorsi, sono stati trasferiti all’ospedale italiano di Herat. L’attentatore ha colpito con la sua vettura carica di esplosivo proprio mentre lungo la strada transitava un convoglio militare straniero proveniente dall’aeroporto. L’agguato è avvenuto all’ingresso della base italiana situata vicino allo scalo della città, capoluogo dell’omonima provincia; nella struttura sono di stanza anche soldati spagnoli. Fonti giornalistiche presenti sul posto hanno dichiarato di aver visto ribaltato sulla carreggiata uno dei veicoli presi di mira dal kamikaze. L’area è stata immediatamente isolata dalle forze di sicurezza afghane con cordoni di sicurezza. I militari coinvolti nell’attacco, dopo essere stati visitati tramite triage hanno ricevuto le cure del caso. Due di loro (il tenente colonnello Battaglia, il caporale maggiore scelto Laganà) sono stati immediatamente dimessi e altri tre (maresciallo ordinario D’Angelo, il capitano Cannazza, e il maresciallo Sebastiani) rimangono in osservazione e non destano preoccupazioni. I primi tre si trovavano in Afghanistan da dieci giorni mentre gli altri due risultavano essere già veterani dell’area.

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Un altro tonfo. La settimana sui mercati si chiude con brutte notizie dall’Asia: nonostante lo slancio finale di Wall Street giovedì sera, Tokyo ha perso il 9,6%, Seul il 10,5% ed Hong Kong il 4,66%. La crisi finanziaria degli Usa, insomma, si sta trasferendo velocemente ad est, dove si sconta anche l’ulteriore rafforzamento dello yen sul dollaro, che penalizza i grandi esportatori di auto ed elettronica: basti pensare che a Tokyo Sony ha ceduto il 14,47%, Sharp il 13,54% e Canon il 12,79%. Mentre i colossi i colossi dell’auto, da Mazda a Mitsubishi, da Toyota ad Honda, hanno registrato perdite che vanno dal 6 al 9 per cento.Con questi presupposti, parte malissimo anche la giornata sui mercati europei: in apertura, Parigi perde il 4,8%, Francoforte cede addirittura il 5,5%, mentre l’avvio delle contrattazioni a Londra segna -3%.Giovedì Wall Street ha avuto un andamento irregolare, con un avvio decisamente in rialzo e una chiusura di nuovo in negativo. La preoccupazione degli investitori è rivolta soprattutto ai risultati aziendali di fine anno, dopo il taglio delle stime degli analisti finanziari, che prevedono un calo del 4,4% degli utili delle società quotate: all’inizio del 2008, per le stesse società si era previsto un incremento dell’11 per cento.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=80221

La Reale Accademia delle Scienze di Stoccolma non ha conferito il Premio Nobel per la Fisica 2008 all’italiano Nicola Cabibbo, sebbene abbia: riconosciuto il valore delle ricerche – la rottura spontanea di simmetria e il mescolamento dei quark – cui il fisico teorico romano ha partecipato; premiato i giapponesi Makoto Kobayashi e Toshihide Maskawa che hanno generalizzato i risultati di Cabibbo; riconosciuto il ruolo decisivo del fisico italiano nello sviluppo di queste ricerche (nello scientific background con cui gli scienziati dell’Accademia svedese hanno «giustificato» il premio il nome di Cabibbo ricorre otto volte, proprio come quello di Kobayashi).Qualcosa di analogo si è verificato con un altro fisico teorico italiano, Giovanni Jonia-Lasinio, che ha partecipato con un ruolo decisivo alle ricerche teoriche che hanno meritato il premio a Yoichiro Nambu. Può succedere. La Reale Accademia delle Scienze di Stoccolma è un’istituzione seria e prestigiosa, ma – come tutte le cose umane – fallibile. Può incorrere in errori e omissioni. Anche clamorose: Albert Einstein non è mai stato premiato per la teoria della relatività, considerata una delle più grandi conquiste nella storia della scienza e tuttora parte fondante della fisica.Ma è anche vero che a Stoccolma c’è come una sorta di specifica sottovalutazione del contributo dato dagli italiani allo sviluppo della fisica.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=79938

Niente, per debellare la malaria non c’è che una soluzione: bonificare gli habitat consueti della zanzara anofele, portatrice della malattia, e non risparmiare il Ddt. Ma andatelo a dire ai cosiddetti deep ecologists, quei «verdi profondi» a cui vengono le convulsioni al solo sentir parlare di modifica dell’ambiente e, soprattutto, di Ddt.Il guaio è che l’ideologia ecologista deve aver contagiato anche l’Africa, i cui governi, non di rado intimiditi dalle nuove parole d’ordine che arrivano dal solito Occidente (quello politicamente corretto, s’intende), non di rado cercano di fare qualcosa di «verde» pure loro. Per esempio, la benemerita agenzia SviPop (Sviluppo e Popolazione) – già segnalatasi per aver svelato la bufala mondiale dei famosi nove orsi polari annegati a causa dello scioglimento dei ghiacci – con un articolo a firma di Anna Bono (29 settembre u.s.) ci informa che fin dall’autunno del 2006 il ministero della salute keniota ha ritenuto opportuno combattere la malaria distribuendo quasi tre milioni e mezzo di zanzariere nei ventidue distretti del Paese più colpiti dalla malattia.Ebbene, nella zona di Kilifi dette zanzariere sono state restituite, dopo poche settimane, da almeno cinquemila persone che le consideravano stregate. Secondo loro, chi ne faceva uso riceveva l’immediata e sgradevole visita di una certa quantità di spiriti maligni. Altrove, invece, le zanzariere le hanno tenute, sì, ma per adibirle ad altro uso.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=295444